Giuseppe Marino, un calabrese innamorato della sua terra

Una persona tra le persone, un uomo devoto alla famiglia, un medico attento all’anima, uno psichiatria dedito al risvolto umano di una professione particolarmente a contatto con la sofferenza, un intellettuale appassionato e versatile ed un cittadino impegnato per il perseguimento del bene comune. Tutto questo nell’uomo che è stato Giuseppe Marino, nella persona che ancora affettuosamente ricordano coloro che l’hanno conosciuto.

Era nato a Gallina nel 1924, località collinare reggina che lui definiva “una balconata sullo Stretto”, dove aveva vissuto fino alla morte che lo colse nel 2000 dopo una vita di impegno umano, professionale, sociale e culturale.

La sua formazione aveva spaziato dagli studi classici alla laurea in Medicina e Chirurgia a Roma, fino alla specializzazione in Malattie Nervose e Mentali a Palermo, rispecchiando la poliedricità dei suoi interessi. Non solo medicina e psichiatria ma anche letteratura, poesia, teatro e il giornalismo, con la testata settimanale “La città”.

Già Primario divenne Direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Reggio Calabria, di cui denunciò le condizioni di degrado ed in cui seppe anticipare la necessità di superamento, precorrendo i tempi e immaginandone una dimensione più umana e meno marginalizzante, negli anni sessanta fondò la Casa di Cura “Villa S. Agata”, ancora oggi attiva e riferimento d’eccellenza per il territorio regionale, e alla quale nella prima metà degli anni Novanta unì alla Casa di Cura il Centro di Riabilitazione. La sua eredità umana si riscontra negli occhi e nei ricordi di quanti lo hanno conosciuto e dei tanti che, con la sua generosità e la sua nobiltà d’animo, silenziosamente e umilmente aiutò. Ad essa si unisce anche l’eredità professionale della clinica e quella culturale delle sue pubblicazioni tra cui si citano “Psicoscintille” (Roma 1978), “Storie calabresi ” (Reggio Calabria 1991), “Io, uno dei Lager ” (Reggio Calabria 1995).

La Fondazione Giuseppe Marino è nata nel 2001 per volontà della moglie Pina Laganà e dei figli Fanny, Lella e Antonio, con l’intenzione di perpetuare il ricordo della figura e dell’opera dell’amato congiunto, unendola all’impegno di crescita e sviluppo della Calabria per la quale lui stesso instancabilmente si era speso.